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Apparato Decorativo

La storia della sua origine non è supportata da dati precisi; gli unici due documenti che si conservano, infatti, non offrono significative informazioni: il primo è costituito dall'epigrafe della lunetta principale, non molto chiara a causa della corrosione di alcune lettere, il secondo è un documento elaborato per volontà di Federico II. Nell'epigrafe si riesce a leggere: AD O. ONOREM DEI ET BEATI GEORGI MARTIRIS EGO......AGISTE. EPIDIDI.... SC FECI AD.... MDECIMO.

La prima parte dell'iscrizione indica chiaramente la dedica del tempio al martire Giorgio, cavaliere e martire protettore dei militi costantinopolitani; il resto dell'epigrafe ci riporta il nome di un certo maestro Epididio e una data, interpretata dal dr. Carandante, come il 1211(1).

Il documento federiciano, che risale, invece, al 20 aprile 1241, è conservato in copia notarile del sec. XVI presso la Biblioteca Vaticana di Roma; non è altro che l'inventario del tesoro delle chiese della Diocesi di Boiano eseguito da G. Capuano di Napoli per ordine di Federico II(2). Tra le varie chiese è citata quella di S. Giorgio Martire a Petrella Tifernina.

Nel 1627 un incendio devasta la chiesa e distrugge l'archivio parrocchiale venendo a creare un vuoto storico di alcuni secoli.

Dal 1712 al 1731 trasformazioni barocche verranno ad alterare radicalmente la costruzione romanica: le navate vengono rialzate, quella centrale di un metro e quelle laterali di 2,40 m. per essere poi coperte rispettivamente con volta a botte e con volte a crociera; vengono aperte numerose finestre, due in facciata, dieci sulle navate laterali e due ovali nella parte posteriore; vengono inoltre costruite scale settecentesche semicircolari per l'accesso alla chiesa.. Nel 1740 la sistemazione di altari e nicchie comporteranno la chiusura delle monofore risalenti agli inizi del XIII secolo. Nel 1954 l'ufficio del Genio Civile demolisce le sovrastrutture delle navate laterali e di quella centrale.

Dopo cinque anni vengono eseguiti lavori di restauro, sotto la direzione dell'arch. A. Calvani, che comprendono: la liberazione completa della zona absidale e la demolizione degli edifici addossati ad essa; l'eliminazione totale delle trasformazioni del '700 e dell'800; la riapertura delle monofore lungo le navate laterali; il rifacimento della scalinata; il riordino del paramento in pietra e dei coronamenti della facciata; il rifacimento della pavimentazione.

Una volta liberata la chiesa dalle innumerevoli aggiunte e alterazioni settecentesche è stato possibile studiarne la struttura romanica, alla luce anche delle analisi compiute durante i lavori di restauro nella zona absidale, dove la presenza di due sovrapposti spazi voltati, preesistenti alla chiesa stessa, ne complicava la lettura.

Dagli studi dell'arch. Calvani, direttore dei lavori di restauro del 1959, è emerso che la zona absidale è stata costruita sulle strutture di un precedente edificio, impropriamente chiamato cripta di S. Giorgio, conservandone anche l'orientamento. Tale ambiente, di forma pressocchè rettangolare, è diviso in due navate coperte da sei volte a crociera, senza alcuna costolonatura, su un sistema di pilastri e lesene. Gli archi girati tra pilastro e pilastro, e fra pilastri e lesene, sono costituiti da un doppio apparecchio di conci con interposto un conglomerato di malta e pietrame. Le sei volte sono composte anch'esse da un conglomerato di pietra e malta gettato in opera su centine predisposte (3).

Il livello originario della cripta si trova a m.1.11 più in basso rispetto alla quota dell'attuale ingresso che, però, non è, secondo il Calvani, quello originario in quanto il muro dell'odierno prospetto taglia gli archi e le volte di due delle campate della cripta.

Ciò lascia supporre che anche su questo lato l'ambiente fosse in origine scavato contro terra e che soltanto successivamente, forse proprio nel 1565, data incisa in una iscrizione sull'architrave della porta (S. Salvatore 1565) sia stato aperto l'ingresso.

Lo stesso Calvani, inoltre, appoggiato anche dallaTrombetta e dal Carano, mette in relazione tale cripta di San Giorgio con la particolare tipologia delle cripte-chiese diffusesi nel nord della Puglia tra il IX e il XIII secolo e che, non diversamente che a Petrella, sono in parte incavate orizzontalmente nel terreno e in parte edificate e dotate di un vero e proprio prospetto.

L'altro spazio voltato, che avrebbe condizionato la planimetria della chiesa corrisponde all'attuale sacrestia: si tratta di un'aula, di circa m. 6, voltata a crociera, che si sovrappone alla cripta sottostante.

Essendo tale costruzione superiore per ampiezza all'originario prospetto della cripta X vennero ad occludersi su questo prospetto l'ingresso e una finestra e, come è evidente ancora oggi, le strutture di fondazione, dell'ambiente voltato furono in parte addossate alla primitiva facciata, della quale è visibile all'esterno uno degli angoli di risvolto in pietra. La parte absidale della chiesa venne così ad addossarsi a tali strutture in base "ad una libera scelta dei realizzatori dell'opera", come sottolinea il Calvani (4). L'orientamento del muro perimetrale di destra dell'edificio, invece, potrebbe essere stato condizionato da preesistenti edifici civili.

La conseguenza di tali scelte, più o meno condizionate, fu che le due pareti non ebbero un'intersezione ad angolo retto, anche se, evidentemente, la ricerca di una certa regolarità geometrica spinse l'architetto a costruire la parete della facciata e quella del fianco sinistro rispettivamente paralleli al muro absidale e a quello del fianco destro, basando tutta la composizione planimetrica dell'edificio sulla non perpendicolarità delle pareti fra loro; il perimetro della chiesa, se si escludono ovviamente le absidi, è quello di un perfetto parallelogramma di m. 29,20 x m. 16,40.

All'interno il parallelismo con le due facciate, principale e absidale, viene mantenuto solo dall'asse trasversale che unisce i punti di mezzo delle aperture laterali e non quindi dalle congiungenti dei baricentri delle colonne di sinistra e destra.

Le scelte compositive, infatti, si sono complicate nel momento in cui vennero posizionati i sostegni isolati di divisione delle tre navate: i pilastri vennero disposti in modo irregolare tali da risultare sfalsati e tali che la congiungente i centri geometrici dei pilastri corrispondenti (1 -1', 2 - 2' ecc.) non è parallela ne al fronte principale ne a quello absidale, né tanto meno è perpendicolare alle pareti laterali.

Tale impostazione compositiva non costituisce tuttavia una novità assoluta, in quanto esistono molte chiese medioevali che hanno la facciata principale deviata rispetto all'asse longitudinale della chiesa, come la Cattedrale di Larino (CB) o la pieve di S. Giovanni Battista a Casole d'Elsa (SI), la chiesa di S. Maria Maggiore a Lomello (PV) e tante altre; inoltre una simile conformazione planovolumetrica si trova largamente diffusa sin dall'età paleocristiana soprattutto negli impianti ecclesiali dell'alto Adriatico con epicentro a Salona. Secondo il De Angelis questa deviazione ha solo una funzione visiva: è noto che il volto e gli occhi umani si rivolgono istintivamente a destra (reclinato capite) (5); ma non è esattamente questa la ragione della configurazione planimetrica della chiesa di S. Giorgio che presenta obliquità rispetto al suo asse longitudinale anche sulla parete di fondo. Per il Matthiae la disposizione irregolare dei pilastri è probabilmente dovuta al tentativo da parte dei costruttori di regolarizzare almeno le campate laterali (6): i sostegni, infatti, trovano sulle pareti laterali i loro perfetti corrispondenti in paraste con semicolonne incassate a cui sono collegati con archi a tutto sesto con la conseguenza di avere delle campate regolari pressocchè quadrate che avrebbero potuto essere coperte con volte a crociera.

Molto si è dibattuto sul programma costruttivo delle coperture del S. Giorgio: da un lato la scelta di usare pilastri quadrilobati potrebbe far pensare che l'intento dei costruttori fosse quello di coprire a volte l'edificio, dall'altro l'irregolarità della loro disposizione impedisce un simile progetto quanto meno nella navata centrale.

Ma, in effetti, esistono vari casi in cui pilastri quadrilobati hanno la sola funzione di portare archi traversi come, ad esempio, nel S. Zeno a Verona (sec. XII), nel S. Nicola di Bari (sec. XI), nel S. Miniato a Firenze (sec. XI), o nella chiesa di S. Maria in Castello a Tarquinia (sec. XII); come pure in molti altri casi compaiono pilastri quadrilobati alternati a colonne semplici senza funzione portante, come, ad esempio, nel S. Silvestro di Nonantola (sec. XI-XII), nella Pieve di S. Maria Assunta a Casale d'Elsa (sec. XII), nella Pieve di S. Giovanni Battista a Corsano (sec. XII), nella Cattedrale di Bitonto (sec. XII) o nella Cattedrale di Ruvo (sec. XIII).

Il Calvani avanza l'ipotesi che il programma per la copertura della chiesa di S. Giorgio fosse quello di coprire con volte a crociera le navatelle e con semplici archi trasversali, sui quali appoggiare direttamente le strutture lignee del tetto, la nave centrale. Potrebbe avvalorare tale ipotesi la conformazione, ancora visibile, dei pilastri che presentano capitelli con tre facce, mentre la quarta, verso la navata centrale, è caratterizzata dalla sola presenza di semicolonne lasciate mozze all'altezza del capitello.

La rinuncia alla realizzazione del programma, ipotizzato dal Calvani, per la copertura delle navate centrali sarebbe stata dovuta "esclusivamente alla grande incognita che il risultato formale finale costituì per i realizzatori dell'opera" (7).

In realtà la costruzione di archi trasversali nella navata centrale è resa impossibile dalla disposizione dei pilastri stessi: congiungere in senso diagonale tramite un arco le due semicolonne incassate nei pilastri non disposte sullo stesso asse avrebbe portato il piano d'appoggio dell'arco a non combaciare con il piano superiore della semicolonna; inoltre la retta d'imposta dell'arco sarebbe risultata ruotata rispetto all'asse di simmetria del pilastro stesso.

Se il costruttore avesse voluto realizzare correttamente i programmi costruttivi ipotizzati dal Calvani non gli restava che posizionare i pilastri e le corrispondenti paraste con semicolonne delle navate laterali secondo un andamento parallelo alla facciata, con l'attenzione di ruotare i loro assi di simmetria rispetto a tale congiungente.

Ma ciò, come hanno fatto notare il Pontico e la Napoleone, se fosse stato possibile per i pilastri non lo sarebbe stato per le paraste che si sarebbero incastrate in maniera distorta ed obliqua rispetto ai muri laterali (8).

Quindi, probabilmente, il problema prioritario del costruttore fu quello di realizzare una configurazione tra la navata centrale e i muri perimetrali laterali tramite semplici arcate che dovevano essere perpendicolari ai muri da collegare; l'irregolare disposizione delle colonne potrebbe derivare semplicemente da questa necessità di porre in maniera simmetrica e frontale i pilastri rispetto alle paraste come appunto rileva il Matthiae.

Per quanto riguarda, invece, le coperture delle navatelle il Calvani sottolinea che il tentativo di coprire a volte le campate laterali è evidente anche nel fatto che non è stata costruita una muratura a faccia a vista al di sopra dei suoi archi. Tale progetto fu poi abbandonato quando si rivelò impossibile realizzare le volte nelle quattro campate d'angolo a causa della loro irregolare forma geometrica.

La presenza nella prima campata della navatella sinistra di quattro peducci di volta conferma il tentativo di realizzare una copertura voltata; ma anche durante i primi lavori di ripristino nel 1960 l'architetto Calvani tentò un completamento pratico della volta in pietra che si rivelò, per motivo d'ordine geometrico, irrealizzabile (9).

A tale proposito inoltre il Diegoli esclude a priori la possibilità di copertura a crociera per le navate laterali: per la corretta esecuzione delle volte, infatti, i muri perimetrali avrebbero dovuto essere più alti per evitare che si venisse a creare una volta rampante (10).

Quindi, riassumendo, le fasi della costruzione della Chiesa del San Giorgio Martire possono essere così suddivise:

  • Iª fase: costruzione dell'edificio con la parete di fondo eretta sulle strutture della cripta preesistente di cui conservò l'orientamento.
  • IIª fase: allineamento delle pareti laterali della chiesa alle costruzioni civili del borgo antico.
  • IIIª fase: definizione della pianta a parallelogramma con l'asse che congiunge i portali laterali parallelo a quello della facciata principale e della parete absidale.
  • IVª fase: necessità di porre i sostegni isolati di divisione delle tre navate e le paraste su uno stesso asse perpendicolare alle pareti laterali.

 

NOTE

  1. C. DI PAOLO, Petrella Tifernina nella storia e nell'arte, Urbania, 1950, p. 66. Torna al testo
  2. Nel Cod. Lat. 8222, parte 1, fol. 2162 si legge: Item in ecclesia S. Giorgi de Petrella cappam unam de purpura, pannum de purpura de ornamento altaris. Torna al testo
  3. A. CALVANI, La Chiesa di S. Giorgio Martire a Petrella Tifernina, Roma, 1984, p. 7.Torna al testo
  4. A. CALVANI, op. cit., p. 11. Torna al testo
  5. G. DE ANGELIS D'OSSAT, Il problema delle facciate ad impianto obliquo nelle chiese paleocristiane, in Corsi di Cultura sull'Arte Ravennate e Bizantina, XVIII, 1971. Torna al testo
  6. G. MATTHIAE, Architettura medioevale nel Molise, in Bollettino d'arte XXXI, 1937, p. 102. Torna al testo
  7. A. CALVANI, op. cit., p. 16. Torna al testo
  8. M.R. NAPOLEONE, P. PONTICO, Chiesa di S. Giorgio M. in Petrella Tifernina, in Almanacco del Molise, Campobasso 1988, I, p. 285. Torna al testo
  9. A. CALVANI, op. cit., p. 47. Torna al testo
  10. E. DIEGOLI, I capitelli romanici di Petrella Tifernina, in "Le vie d"Italia" 2, LXII, 1956. Torna al testo